Accordo quadro fra la Scuola a rete DiCultHer e DARIAH.it, il nodo italiano della Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities

Comunicato  Stampa

Martedì, 11 luglio, dalle ore 9:45 alle 11:00, presso la sala stampa della Camera dei Deputati verranno illustrate le finalità e gli obiettivi dell’Accordo quadro fra la Scuola a rete in  “Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities” (DiCultHer) e DARIAH.it, il nodo italiano della Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities,  alla presenza della Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati, On. Flavia Piccoli Nardelli.

Le parole chiave sottese all’attuazione dell’Accordo sono: “trasferire i risultati della ricerca europea, formare, promuovere servizi e buone prassi d’uso delle ICT nel campo delle scienze umane e delle arti” .

DARIAH-ERIC è l’Infrastruttura digitale per la ricerca nelle arti e nelle discipline umanistiche. Istituita nel 2014 dalla Commissione Europea, vi partecipano 17 Stati Membri, oltre a diverse Istituzioni di Ricerca in paesi come Finlandia, Norvegia, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna. La mission di DARIAH è di promuovere la ricerca nel campo delle arti e delle discipline umanistiche a livello europeo, sviluppando e governando un’infrastruttura di servizi e strumenti per la rappresentazione, l’accesso, la gestione, la condivisione, l’archiviazione, l’interpretazione e la preservazione del patrimonio culturale immateriale in ambiente digitale. DARIAH-IT – nodo italiano di DARIAH-ERIC – è coordinato dal CNR e vede la partecipazione di università, istituti di ricerca pubblici e privati, musei, biblioteche ed archivi. DARIAH.IT promuove la centralità del sistema italiano della ricerca nell’ambito delle arti e delle discipline umanistiche in ambito europeo, supportando una serie di priorità nazionali. Il Network DiCultHer è attivo da oltre due anni in Italia ed è costituito da circa settanta organizzazioni culturali, di cui 25 Università, i maggiori Enti di Ricerca (CNR, ENEA), istituti di cultura, associazioni di categoria: nato per costruire e consolidare una cultura dell’innovazione tecnologica digitale sulle problematiche legate alla conservazione, valorizzazione e promozione del Cultural Heritage attraverso una pianificazione diffusa di attività di ricerca, formative ed educative condivise sia sul piano nazionale sia a livello regionale.

Le due organizzazioni si impegnano per garantire il trasferimento dei risultati della ricerca e delle buone pratiche costruite in ambito europeo, attraverso attività di formazione ed educazione continue ai vari livelli dei percorsi accademici e, professionali, al fine di costruire competenze adeguate alla gestione del digital turn in the humanities and cultural heritage.

Alla base della collaborazione lo studio di modelli e buone prassi rispondenti alle più recenti istanze europee che sono presupposti essenziali per favorire il processo di costruzione di una società inclusiva e multiculturale, attraverso progetti sperimentali di ricerca, formazione e di educazione al patrimonio mirati a coinvolgere, attraverso azioni di conoscenza e valorizzazione identitaria del proprio territorio, le nuove generazioni di nativi digitali, attraverso un’efficace integrazione tra la dimensione digitale, la formazione tecnico scientifica e la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, così come previsto nei provvedimenti della cosiddetta ‘La Buona Scuola’.

Una particolare attenzione è prevista nell’Accordo per la promozione nei confronti del grande pubblico e del mondo della scuola in particolare dell’innovazione tecnologica digitale nel Cultural Heritage, Arts and Humanities, attraverso il sostegno e la promozione congiunta di Concorsi, Contest, attività di orientamento al lavoro e agli Studi, ecc.

PROGRAMMA

Saluto:

Flavia Piccoli Nardelli, Presidente Commissione Cultura, Camera dei Deputati
Introducono:
Gilberto Corbellini, Direttore Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale, Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Germano Paini, Università degli Studi di Torino, Presidenza DiCultHer

Presentano l’Accordo quadro:

Emiliano Degl’Innocenti, CNR, Coordinatore Nazionale DARIAH.it

Carmine Marinucci, ENEA, Segretario Generale DiCultHer

 

PON Patrimonio Culturale, Artistico e Paesaggistico: Guida alla Progettazione

All’indirizzo di rete https://drive.google.com/file/d/0B-HMnIfEw8IUYzduNG9SVU9BdnM/view è possibile trovare una “Guida alla Progettazione” rivolta alle Scuole che intendono partecipare al PON Educazione al Patrimonio Culturale del MIUR.

Il documento è frutto di un processo condiviso di progettazione all’interno della Rete attuato con l’intento di: A) proporre e far conoscere al comparto Scuola istanze, attività e obiettivi della Rete DiCultHer mettendo   disposizione uno strumento operativo di supporto alla redazione delle proposte progettuali da valorizzare in questo specifico Avviso PON; B) riconoscere le Scuole quali protagoniste nell’ambito dell’attivazione di percorsi educativi finalizzati alla co-creazione di un sistema di competenze consapevoli sulla cultura e il patrimonio culturale; C) accelerare il processo di avvicinamento dei giovani alla conoscenza, all’accesso partecipato e all’adozione del Patrimonio culturale, artistico e paesaggistico.

Quest’ultimo rientra tra gli obiettivi prioritari definiti nell’Accordo di Rete DiCultHer: “dotare i discenti di una serie di strumenti culturali e scientifici atti a stimolare l’interdisciplinarietà, l’inserimento in comunità nazionali ed internazionali attraverso la partecipazione a progetti avanzati nel campo della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, delle arti e scienze umane digitali; sviluppare una cultura del digitale nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale nelle arti e scienze umane”.

Per facilitare ulteriormente le Scuole ad essere protagoniste del bando PON, nella Tabella che accompagna il Documento in rete accessibile all’indirizzo https://docs.google.com/spreadsheets/d/1_yISlYfkD4-Kw4LMfYfzS8vdByMRQm0pzDfZIMgxefY/edit?usp=sharing  sono stati inseriti Esempi di Scenari d’uso ed è sempre possibile effettuare ulteriori aggiornamenti da parte delle strutture aderenti alla rete DiCultHer.

 

Classifica del Concorso Crowddreaming 2017

Ecco la classifica della seconda edizione del concorso nazionale per le scuole di ogni ordine e grado “Crowddreaming: i giovani co-creano cultura digitale”:

1. Scuola Media Don Benigno Favre – Istituzione Scolastica Mont Emilius 2 di Quart, Aosta

2. IISS Luigi Russo di Monopoli, Bari

Elios (fumetto)

3. Liceo Classico Tacito di Terni

La Città del Sole (video)

4. Scuola Statale Secondaria di I grado Michelangelo di Bari

La Città che Splende (video)

5. Liceo Classico Cagnazzi di Altamura, Bari

La Città del Sole (video)

6. Liceo Scientifico-Linguistico Orazio Tedone di Ruvo di Puglia, Bari

ALPHECCA (racconto)

7. IC Montini – Scuola Primaria Giovanni Paolo II di Campobasso

La Città del Sole (video)

8. Scuola Primaria Statale IC7 di Modena

Sol City (video)

Inoltre, sono stati ammessi alla fase di valutazione finale i lavori dai seguenti istituti:

THE SPROUT WORKSHOP The Museum of the Future waits for you! 5-9 June 2017, Rifugio Lagazuoi (at 2752 m) Cortina d’Ampezzo (Italy) in Dolomites UNESCO Heritage

Leading brands in the global market are those which constantly innovate their products and services, their communication and marketing strategies. This is true for cultural brands as well. To ensure their success, they need to anticipate the future changes and the evolution of cultural, social, technological and symbolic aspect.
The workshop will apply SPROUT –  a design-driven innovation methodology conducted by PCA Design Management professor, Maurizio River Serena, together with trends specialist Laureano Mon – to the cultural field, combining theoretical and practical instruction to develop the team’s vision and ability to imagine possible future scenarios for museums.
The Guest Professors Julian Stadon – Subject Leader in Innovative Media Practice at University of the Arts London – and Victoria Szabo – Associate Research Professor of Art, Art History & Visual Studies at Duke University (NC) – will provide students with inspiration from the world of augmented reality, game design, transmedia storytelling and other innovative media practice that are changing how museums conceive their spaces, services, products and relationships with audience.

The SPROUT Methodology will be integrated to a design ideation process, that will enable students to produce developed ideas and concepts for a product-service-system for the museum of the future.

Practical case studyMuseo Dolom.it, the virtual museum of Dolomites landscape

 

Contributo della Scuola DiCultHer alla mozione Safeguarding and enhancing Europe’s Intangible Cultural Heritage

Ripartire dalla cultura come bene comune e come condivisione: è questo il messaggio forte che arriva dai risultati della Consultazione Pubblica Safeguarding and enhancing Europe’s Intangible Cultural Heritage presentata l’11 luglio 2016 presso la sede dell’Istituto della Enciclopedia Treccani.

Un messaggio che intercetta e identifica le istanze che hanno portato all’elaborazione e realizzazione del progetto #DiCultHer, estendendo all’Europa gli obiettivi che fin dal principio ne hanno sotteso la programmazione e le azioni nel nostro Paese: garantire contesto e sviluppi attuativi al ‘diritto di ogni cittadino ad essere educato alla conoscenza e all’uso responsabile del digitale per la salvaguardia e la valorizzazione nel patrimonio culturale e dei luoghi della cultura’.

Obiettivi che si sostanziano nella convinzione che il patrimonio culturale, retaggio abilitante i processi di costruzione identitaria, di educazione alla cittadinanza e di promozione del dialogo interculturale, rappresenti sempre più un volano di sviluppo ed una risorsa strategica nel concorrere, anche attraverso il digitale inteso esso stesso come entità ormai di fatto e di diritto integrata in quel retaggio, a re-innovare le modalità di condivisione del sapere, strutturando un diverso rapporto fra spazi e modi di abitarli nel quale la dimensione dell’agorà del confronto e dialogo co-creativi si dilati ed espanda oltre i sedimenti di dogmatismi astorici, ad una visione della cultura quale complesso organico di nodi di id-entità imprescindibile perché il futuro evolva nella costante relazione con la realtà contemporanea recependone la sua memoria, nonché per ridare senso e significato a quel “progetto” iniziale di Europa così importante per il futuro di tutti.

Una sfida che pone la cultura al centro di quel “progetto d’Europa” – anche rispetto al suo essere “bene comune” e dispositivo fondamentale di coesione sociale – in grado di modificarne la percezione individuale e collettiva rispetto al valore assoluto della cultura stessa e delle culture digitali, che ne sono parte integrante.

Avvio consultazione pubblica su conservazione e valorizzazione del patrimonio immateriale delle culture europee

Avvio consultazione pubblica su conservazione e valorizzazione del patrimonio immateriale delle culture europee

Roma, 11 luglio 2016 – Istituto della Enciclopedia Italiana

Con la presentazione della Proposta Safeguarding and enhancing Europe’s intangible Cultural Heritage da parte del Sen. Paolo Corsini il 22 Aprile u.s all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, si è avviato l’iter per una proposta di Risoluzione dell’Assemblea a sostegno di una strategia europea per la salvaguardia e valorizzazione dell’immenso Patrimonio Culturale immateriale che attesta la pluralità delle Culture europee.

Il passaggio da proposta a Risoluzione comporta la presa in carico da parte delle Comunità scientifiche ed educative, degli operatori del settore e dei decisori europei, ai diversi livelli, delle importanti peculiarità delle culture europee, come la estrema varietà di culture locali, la ricchezza dei patrimoni linguistici, la molteplicità dei paesaggi culturali europei.

La giornata dell’11, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, segna l’avvio di una consultazione pubblica sia in modalità on line partendo dal sito www.diculther.eu, sia attraverso momenti di approfondimento specifici nelle varie sedi delle Istituzioni che costituiscono il Network DiCultHer. La consultazione terminerà per fine anno, con la produzione di un Position Paper italiano sul tema, che verrà quindi portato in Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Nella consultazione sarà riservata una particolare attenzione al coinvolgimento degli studenti, sia universitari che non, affinché esercitino il loro diritto di cittadinanza.

L’esplosione avvenuta nell’ultimo decennio della comunicazione internet e della produzione di contenuti digitali che consentono un accesso universale a questi patrimoni immateriali, ma anche nuove forme di conoscenza e di documentazione dello stesso, fa emergere la necessità di una forte azione europea per la salvaguardia di tale patrimonio, la sua documentazione e la sua diffusione e trasmissione alle nuove generazioni attraverso i linguaggi ad esse più familiari.

La proposta Safeguarding and enhancing Europe’s intangible Cultural Heritage presentata il 22 Aprile 2016 sembra cogliere il giusto momento per aprire un confronto europeo sul tema, dopo le rilevanti azioni promosse dall’UNESCO sin dal 2003 in tema di intangible heritage.

La consultazione rappresenta inoltre una rilevante occasione per offrire un contributo italiano all’anno europeo dedicato alla cultura (2018) verso quello Spazio Europeo della Cultura, da molti auspicato.

Per la Scuola DiCultHer, la consultazione rappresenta un ulteriore momento di riflessione per pianificare e consolidare un sistema di formazione delle competenze sul Digital Cultural Heritage che coinvolga attivamente le Università, le Scuole, i Centri di Ricerca, le Istituzioni di Alta Formazione e di cultura italiane.

Anche per queste prospettive, la Scuola a rete DiCultHer ha raccolto la sfida e la proposta presentata dal Sen. Paolo Corsini in Europa, attraverso una consultazione pubblica che parte dal network di Istituzioni che la costituiscono, ma che è aperta al contributo di tutte le Istituzioni culturali italiane che intendono partecipare.

Appello per il riconoscimento accademico delle competenze e delle attività di ricerca umanistico-digitali

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Appello per il riconoscimento accademico delle competenze e delle attività di ricerca umanistico-digitali

L’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale (AIUCD) è nata nel 2011 con l’obiettivo di diventare il luogo in cui ricercatori e studiosi provenienti da settori, tradizioni e metodologie umanistiche diverse, ma accomunati dall’interesse per i metodi e gli strumenti di ricerca digitali, potessero ri-conoscersi, cooperare e rappresentarsi.

È ormai evidente come le attività di ricerca basate su tali metodi e strumenti digitali abbiano assunto una grande rilevanza in quasi tutti i settori delle scienze umane. Ne è testimonianza la presenza pervasiva di attività che rientrano nel dominio delle Digital Humanities (DH) sia nei progetti di ricerca nazionali sia, anzi soprattutto, in quelli del programma europeo Horizon 2020. O il notevole incremento del numero di centri di ricerca, corsi e insegnamenti, posizioni accademiche di Digital Humanities verificatosi negli Stati Uniti, in Canada, in molti paesi europei (primi tra tutti il Regno Unito, la Germania e la Francia), ma anche in paesi emergenti come l’India, il Brasile, il Messico. O ancora la costituzione a livello Europeo di importanti consorzi per le infrastrutture di ricerca come DARIAH (Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities) e CLARIN (Common Language Resources and Technology Infrastructure), alle quali per fortuna l’Italia ha aderito, grazie alla lungimirante azione di alcuni soggetti istituzionali (in particolare il CNR).

Nel nostro paese, invece, le Digital Humanities hanno avuto finora scarso riconoscimento istituzionale e ancor minore riconoscimento accademico. E questo nonostante la ricerca italiana di settore abbia una storia assai lunga e sia conosciuta e apprezzata a livello internazionale: lo testimoniano sia il riscontro che ha all’estero la nostra produzione scientifica, sia la presenza italiana negli organismi direttivi delle principali associazioni internazionali del settore come la European Association for Digital Humanities (EADH) e la Alliance of Digital Humanities Organizations (ADHO). A titolo di esempio proprio in questi giorni cinque progetti digitali italiani hanno ottenuto le prime posizioni in un due categorie dei DH Awards, votati da centinaia di colleghi in tutto il mondo (cfr. http://dhawards.org/dhawards2015/results/).

La intrinseca natura trasversale e interdisciplinare di questo ambito di ricerca, infatti, ha reso molto difficile ottenere una adeguata valutazione e valorizzazione istituzionale sia della ricerca prodotta, sia delle figure accademiche di chi vi si dedica. In molti casi chi si occupa di DH fatica a trovare – in assenza di uno specifico settore scientifico disciplinare – una collocazione all’interno dei settori esistenti, e a far percepire in sede di valutazione la specificità e il valore del lavoro svolto. Il risultato è che uno fra i domini disciplinari attualmente più vitali e fecondi nell’ambito della ricerca umanistica, ormai presente e riconosciuto nelle università e nei centri di ricerca di tutto il mondo, rischia di trovarsi in Italia fortemente marginalizzato, con una pesante penalizzazione accademica per gli studiosi, in gran parte giovani, che a questo settore dedicano intelligenza, energia e risorse. E con esiti paradossali, come ad esempio il fatto di vedere assegnata la didattica dell’informatica nei corsi di Laurea di area umanistica a docenti di formazione tecnica che non hanno adeguata conoscenza dei problemi e della specificità dei saperi umanistici (con risultati molto spesso assai deludenti per gli studenti). O di marginalizzare proprio quei ricercatori, spesso i più giovani, che hanno preso sul serio le parole d’ordine dell’interdisciplinarità e della cooperazione, che si impegnano nella sfida di rinnovare la delle scienze umane e di creare nuovi saperi ibridi, come da più parti viene autorevolmente suggerito.

Per risolvere questi paradossi come AIUCD non crediamo sia all’ordine del giorno la istituzione di un autonomo settore disciplinare, in una fase in cui semmai al sistema universitario viene richiesto di ridurre la ridondanza e la eccessiva parcellizzazione. Piuttosto proponiamo che le competenze e le metodologie digitali in ambito umanistico trovino spazio nei settori disciplinari tradizionali, attraverso l’inserimento di un esplicito riferimento ai saperi digitali nelle “declaratorie” formali che definiscono i confini delle discipline.

In via del tutto generale suggeriamo questa formulazione: “Rilevanti per l’attività condotta nel settore risultano altresì gli apporti interdisciplinari di teorie, metodi, risorse e strumenti di ricerca umanisticodigitali”. Ma ovviamente essa può essere adattata, estesa, o riformata affinché meglio si adatti alla specificità e alla tradizione metodologica delle varie aree del dominio umanistico.

Se questo riconoscimento costituisce un primo elemento, certo dirimente, per favorire il consolidarsi delle Digital Humanities nel nostro paese, esso non è l’unico. La ricerca umanistica digitale porta ovviamente alla creazione di prodotti di ricerca digitale. E non ci riferiamo qui alle “comuni” pubblicazioni elettroniche on-line, oramai pienamente considerate al pari dei corrispettivi cartacei, ma ai prodotti intrinsecamente digitali: una edizione scientifica digitale, una ontologia formale o un set di linked data, un archivio testuale o una banca dati, una ricostruzione 3D, un database di rilievi di scavo archeologico, un progetto di geo-referenziazione. Questi prodotti digitali della ricerca sono sempre più comuni anche in ambito umanistico, ed è singolare che essi debbano essere valutati solo attraverso la mediazione di un articolo che li descriva verbalmente. Come AIUCD pensiamo che si possano e si debbano trovare le soluzioni per effettuare una valutazione rigorosa dei prodotti di ricerca digitali (si veda il documento prodotto dalla Modern Language Associations: https://scholarlyeditions.commons.mla.org/2015/09/02/cse-white-paper/; e quello della American Historical Association Guidelines for the Professional Evaluation of Digital Scholarship by Historians, http://www.historians.org/publications-and-directories/perspectives-on-history/september-2). Ma tutto ciò presuppone che a livello istituzionale si accetti di considerare quelli digitali dei prodotti di ricerca a tutti gli effetti. Ci auguriamo che questa proposte, che già in passato sono state positivamente giudicate da molti autorevoli studiosi, abbiano il supporto della comunità scientifica e delle istituzioni. Siamo convinti che il riconoscimento anche in Italia delle Digital Humanities – fondato su una valutazione seria e rigorosa ma competente e informata del lavoro scientifico di chi vi opera – rappresenti una crescita per la nostra intera comunità scientifica, la proietti in una prospettiva di respiro internazionale e soprattutto garantisca ai molti giovani interessati a questo ambito di studi quelle prospettive accademiche e di ricerca che finora sono mancate.

Il Comitato Direttivo

Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale.

Comunicato Protocollo d’Intesa DiCultHer – MiBACT

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Siglato oggi, 18 febbraio, presso la prestigiosa sede della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane dal Presidente della Scuola a Rete DiCultHerProf. Gianmaria Ajani, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Torino e dalla Dott.ssa Caterina Bon Valsassina, Direttore Generale della Direzione Generale Educazione e Ricerca del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,  un importante Protocollo d’Intesa finalizzato alla messa in campo, nell’ambito del Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio Culturaledi metodologie formative e percorsi di acquisizione delle competenze nel settore del Digital Cultural Heritage 

L’intesa tra la Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT e la Scuola a Rete DiCultHer, nasce per garantire contesto e sviluppi attuativi al ‘diritto di ogni cittadino ad essere educato alla conoscenza e all’uso responsabile del patrimonio culturale’, nella convinzione che il patrimonio culturale, oltre ad abilitare processi di costruzione identitaria, di educazione alla cittadinanza e di promozione del dialogo interculturale, rappresenti sempre più un volano di sviluppo ed una risorsa strategica nel concorrere, anche attraverso il digitale, a nuove modalità di condivisione del sapere.

Un impegno rilevante sia per la Direzione generale sia per la Scuola a Rete DiCultHer  – ha inteso precisare il Direttore Generale, Dott.ssa Bon Valsassina, chiamate a collaborare – in osservanza dei principi e dei contenuti dell’Art. 9 della Costituzione ed insieme ai vari soggetti istituzionali ed ai Servizi educativi dei luoghi della cultura del MiBACT – alla progettazione del sistema nazionale di formazione ed educazione al patrimonio culturale, grazie all’individuazione di interventi condivisi per lo sviluppo delle conoscenze di settore, per l’aggiornamento professionale e per avvicinare i diversi tipi di pubblico (scolastico, adulto, con esigenze speciali, etc.) al  patrimonio culturale e scientifico nazionale ed europeo.

Un significativo riconoscimento per la Scuola – come ha ancora ribadito il Presidente, Prof. Ajani  – pensata per sostenere la formazione di competenze specifiche nel Digital Cultural Heritage, la piena integrazione tra le diverse aree disciplinari e le istanze di conservazione e tutela del patrimonio culturale sia analogico sia digitale.

Si tratta di un ulteriore, forte momento di confronto cooperativo in grado di dar seguito – mediante l’implementazione di contest atti a favorire ‘titolarità’ culturale ed engagement, in particolare tra i giovani – alla realizzazione di un sistema di digital knowledge design applicato all’educazione al  patrimonio e dotato di ‘creatività’ come strumento di governance per affrontare, mediante l’uso consapevole del digitale e con approcci innovativi, la salvaguardia, l’accesso partecipativo e la gestione dei luoghi della cultura.

Protocollo d’Intesa – Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio Culturale

Ad un anno dalla sigla dell’Accordo di Rete che ha avviato la costituzione della Scuola a rete in Digital Cultural Heritage,  vi sarà  l’incontro per la sigla del Protocollo d’Intesa con la Direzione Generale Educazione e Ricerca del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e per l’attuazione del Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio Culturale.

L’incontro è previsto per Giovedì 18 febbraio, dalle ore 16,00 alle ore 17,00 presso la sede della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, in Piazza Rondanini, 48.

L’intesa con la Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT, nasce per sostenere il diritto di ogni cittadino ad essere educato alla conoscenza e all’uso responsabile del patrimonio culturale, nella convinzione che il patrimonio culturale abiliti i processi di educazione alla cittadinanza, alla valorizzazione delle diversità culturali, alla promozione del dialogo interculturale, e alla costruzione delle identità nazionali ed europea.

Ad una anno dalla sua costituzione, questo è un riconoscimento e un impegno rilevante per la Scuola a “rete” DiCultHer, nata per favorire la formazione delle competenze digitali nel digital cultural heritage e la piena integrazione tra la dimensione digitale, la formazione tecnico-scientifica e la conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

La sigla dell’intesa, rappresenta quindi per la Scuola DiCultHer un rinnovato impegno per la realizzazione, assieme ai Servizi educativi dei Musei e le Soprintendenze del MiBACT, di un Sistema nazionale di formazione e di educazione al patrimonio culturale, mediante programmazione di attività congiunte per avvicinare i diversi tipi di pubblico (scolastico, adulto, categorie speciali ecc.) al patrimonio culturale e scientifico nazionale ed europeo attraverso l’uso consapevole del Digitale, in osservanza con il dettato dell’Art. 9 della Costituzione.

Un ulteriore momento quindi di confronto per favorire occasioni di riflessioni e di assunzioni di responsabilità nella prospettiva della formazione dell’identità culturale e alla cittadinanza responsabile, attraverso l’implementazione di contest per favorire engagement e la titolarità individuale e collettiva sul patrimonio e sull’eredità culturale anche ai fini di progettare un sistema di digital knowledge design applicato al Cultural Heritage, che pone la ‘creatività’ come chiave e strumento di governance per affrontare approcci innovativi di promozione del Cultural Heritage stesso.